Il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) rappresenta un ottimo passo avanti per la pubblica amministrazione italiana. Ma cos’è lo SPID, spiegato a parole semplici?
È un sistema di identificazione del cittadino basato su un’autorità di certificazione. Ma andiamo con ordine. Il sistema “classico” di accesso ai sistemi informatici consiste nell’uso di una coppia di credenziali: il nome utente e la password. Si tratta, però, di un sistema di autenticazione debole, in quanto molto spesso gli utenti tendono a scegliere password facili da indovinare.
Per migliorare l’efficacia di un sistema di autenticazione, è possibile usare il riconoscimento biometrico oppure l’autenticazione a due fattori. Il riconoscimento biometrico consiste nel riconoscimento di un utente in base alla biometria (cioè in base ad alcune caratteristiche del suo corpo). Ad esempio, sugli iPhone sono presenti il Touch ID, cioè lo sblocco mediante l’impronta del pollice, ed il Face ID, cioè lo sblocco mediante il riconoscimento facciale.
L’autenticazione a due fattori consiste invece nell’usare due “fattori” di autenticazione allo stesso momento. Di recente, tutte le banche sono state obbligate a inviare le conferme di accesso degli utenti tramite SMS o app dedicata.
Lo SPID non è altro che un insieme di credenziali con sicurezza molto elevata. Viene usata dal governo perché dà la certezza quasi assoluta che chi effettua l’accesso sia effettivamente una persona reale. Come scritto sopra, è basata su un’autorità di certificazione, cioè un ente pubblico o privato che “certifica” che le credenziali sono riconducibili a una persona vera. Per ottenere lo SPID, è necessario farsi riconoscere da una di queste autorità. Tra di esse c’è, ad esempio, Poste Italiane.
