Ho ricevuto su TikTok un commento a un video in cui spiego cos’è internet. Mi si chiede chi gestisce i server e le dorsali, dove sono situati e perché lo fanno. Ottime domande, che si possono riassumere in: chi possiede internet?

Ricordo ancora perfettamente di aver posto questa domanda al mio professore di reti, all’Università di Pisa. Sebbene il libro di testo fosse chiarissimo nelle spiegazioni, non dava una risposta a questa domanda. La risposta del professore fu: “nessuno. Internet è una rete pubblica”. Mi ci sono voluti anni per capire meglio il concetto. Va infatti prima capito quali sono le “componenti” di questa rete.
Internet è una rete di computer: consente ad essi di comunicare tra loro (ovvero di scambiarsi dei dati). Internet offre servizi. Ad esempio, l’email è un servizio internet che consente lo scambio di messaggi. Quasi tutti i servizi internet funzionano secondo il modello client-server. C’è sempre un computer server che risponde alle richieste di un computer client. I client sono di proprietà degli utenti. Ad esempio, il tuo smartphone è un client di tua proprietà; il server di posta di Gmail, invece, è di proprietà di Google.


Ora che abbiamo capito che chi possiede internet non può essere un solo soggetto, resta da capire chi siano i proprietari dei collegamenti fra i computer. Potresti pensare che siano TIM, Fastweb o qualunque altro provider (“fornitore”), ovvero l’azienda che paghi ogni mese per avere il collegamento. Non è così. Queste aziende non sono proprietarie della linea. La linea è pubblica, ed alcune aziende (non necessariamente TIM e Fastweb) sono incaricate della loro manutenzione. Ti faccio una domanda che ti farà capire ancora meglio: di chi sono le strade? Di nessuno! Sono pubbliche, e ci sono aziende incaricate di mantenerle in buono stato.
Nella domanda si fa riferimento alle cosiddette “dorsali”: cosa sono? Sono collegamenti che attraversano gli oceani, cavi posati sui fondali sottomarini che trasportano dati da un continente all’altro. Le dorsali sono nella maggior parte dei casi gestite da consorzi di aziende del calibro di Microsoft, Facebook e Google. I costi proibitivi sono, ovviamente, ripagati dai ricavi che queste aziende ottengono grazie allo sfruttamento di queste infrastrutture.
