Telegram e WhatsApp a confronto

Ho di recente ricevuto una richiesta di Cosa di Computer: mi si chiede di mettere Telegram e WhatsApp a confronto.

Telegram e WhatsApp a confronto

Partiamo dalla base: cos’è internet? E’ una rete mondiale di computer. Anzi, per essere più precisi, è una rete di reti: collega tra loro reti private. Internet offre servizi. Ad esempio, la posta elettronica (e-mail) è un servizio. Quello che distingue un servizio internet da un programma è che ha bisogno di una rete per poter funzionare.

Whatsapp e Telegram sono concettualmente la stessa cosa dell’email. Sono dette app di “messaggistica istantanea” perché sono pensate per segnalare subito all’utente l’arrivo di un messaggio, quasi sempre molto più breve rispetto ad un messaggio di posta elettronica. Per mettere davvero Telegram e Whatsapp a confronto devo spiegarti prima cos’è IRC!

Se mi segui lo sai già: sono nato nel 1982, in un’epoca completamente “analogica”. La mia prima connessione ad internet era lentissima: bastava appena a trasmettere brevi messaggi contenenti solo testo. IRC (Internet Relay Chat) era un servizio che consentiva di creare le “chat room” (letteralmente “stanze per chiacchierare”). Ogni utente aveva un “nickname” (pseudonimo) e poteva collegarsi ad una di queste stanze per chiacchierare con gli altri utenti. Alcuni di questi utenti erano amministratori: potevano “bannare” (bandire) qualcuno dalla stanza se si comportava male.

Ebbene, WhatsApp è pensato come una servizio di recapito di SMS attraverso internet, mentre Telegram è una specie di versione per smartphone di IRC. Telegram offre la possibilità di creare canali pubblici, proprio come IRC, e di nominare diversi amministratori per farli gestire. Offre inoltre la possibilità di creare dei bot, ovvero dei software che simulano il comportamento degli esseri umani.

A livello di sicurezza le due app sono paragonabili. Telegram però è più “robusta”: tende a funzionare molto meglio di WhatsApp. Inoltre non guadagna dalla profilazione dei tuoi dati personali, come ad esempio avviene con WhatsApp, che è di proprietà di Facebook.

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